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25.09.2026

Si moltiplicano le segnalazioni di docenti di Religione cattolica "invitati" dai dirigenti a tenere nelle proprie classi, durante la lezione, alunni le cui famiglie hanno deciso di "non avvalersi" di tale insegnamento.
Sappiamo che la legislazione provinciale sull'insegnamento alternativo dell'Etica è paralizzata (particolarmente nella scuola italiana) dal sottofinanziamento degli organici, e questo per una precisa scelta politica e finanziaria della Giunta provinciale, che abbiamo contestato e che continueremo a contestare.
Comprendiamo, quindi, che i dirigenti debbano assicurare in qualche modo la sorveglianza degli alunni "non avvalentisi".
Affidarli ai docenti di Religione cattolica è però la peggiore tra le alternative possibili.
Ricordiamo ai più distratti che a libertà religiosa (diversamente declinata negli artt. 7, 8 e 19 della Costituzione) è un principio fondamentale della nostra Repubblica, e che prima o poi qualche famiglia "acattolica" (ricorriamo alla brutta parola che si usava un tempo) potrebbe chiedere ragione di tali singolarissime scelte davanti alla Giustizia. 
Se poi consideriamo la questione dal punto di vista del docente, troviamo svilente e inefficace - sul piano disciplinare e didattico - essere obbligati  ogni giorno, a dividersi tra il proprio mestiere (insegnare ai propri alunni) e la contemporanea sorveglianza, nelle stesse brevissime lezioni, di decine e decine di alunni che nemmeno compaiono nel loro registro.